30 aprile 2012

LIQUORE DI MANDARINO




Cara Paola,
a Pasqua ti ho fatto assaggiare il liquore di mandarino fatto da me.
Ti è piaciuto e mi hai detto: Perché non lo pubblichi sul blog?

-Perché l'ho preparato prima di avere il blog, e senza foto come faccio?- ti ho risposto

Ma sai che le risorse a nostra disposizione sono infinite (quasi),  e, dieci giorni fa, al mercato ho trovato dei mandarini tardivi. Ti ho pensato e li ho presi per accontentarti.
Vuoi vedere che li trovi anche tu?

Era tardi ma ho fatto in modo di procurarmi l'alcool per iniziare subito la preparazione.

Ho lavato per bene circa 600 gr. di mandarini, li ho asciugati e ho, con un coltello affilato, tolto loro la scorza a striscioline cercando di non farci capitare la parte bianca della buccia stessa,

poi le ho sistemate in un barattolo a chiusura ermetica e ci ho versato circa   30 cl di alcool a 90°. Ho chiuso il barattolo e lo ho messo al buio in uno stipetto andando ad agitarlo di tanto in tanto.
Adesso sono passati i dieci giorni e allora andiamo a completare il liquore
Ho pesato 450 gr. di zucchero e li ho messi a bollire in 45 cl.  di acqua,
una volta pronto lo sciroppo l'ho fatto raffreddare (perché se si mischia all'alcool mentre è ancora caldo l'alcool stesso evapora e invece del liquore si ottiene uno sciroppo) e dopo aver filtrato l'alcool con le bucce 
ho filtrato anche lo sciroppo raffreddato nel quale avevo lasciato per qualche minuto in in-fusione (fredda) le scorzette di mandarino già impregnate di alcool profumato. (ciò al fine di non perdere neppure un grammo di essenza)
ho versato il tutto in una bottiglia da un litro e ho completato con i restanti 20 cl. di alcool.
Adesso il liquore è pronto. L'ho assaggiato ed è anche buono, anche se le mie memorie dicono che si deve far riposare almeno una quindicina di giorni.


N.B. Il liquore in questione viene meglio se qualche mandarino è un po' acerbo. Il verde della buccia, infatti, gli conferisce un colore molto più specifico, ma bisogna convenire che ad aprile, quasi maggio, di più non si poteva sperare.






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... E QUESTO È DI PAOLA


               

                                                                      

27 aprile 2012

IL SOFFRITTO






Sempre più spesso ci troviamo a frequentare ristoranti tipici alla ricerca delle cose del "buon tempo andato".


Non sempre queste frequentazioni sono fruttuose e non sempre le cose che ci vengono offerte sono realmente quelle che avevamo in mente.


Quasi certamente dipende dal nostro gusto che si è affinato, non più abituato a sapori così importanti e decisi.


La scorsa Pasqua, acquistando l'agnello mi sono fatta dare anche le interiora
con l'intenzione di preparare il "soffritto".
le interiora in questione sono appunto:polmoni, trachea rognoni cuore e fegato,
che ho surgelato in attesa di un periodo migliore per cucinarle. 
Nel periodo pasquale considerato il quantitativo di pietanze che vengono preparate,  non sarei certo stata capace di apprezzarlo.

Ho aspettato quindi quasi un mese prima di cimentarmi in questo piatto - povero ma molto molto sostanzioso - con il ricordo di  mia madre in cucina che lo preparava.


Gli ingredienti sono molto semplici, nel caso specifico ho preso:
le interiora di agnello sopra descritte, in tutto 700gr, 
due spicchi di aglio non sbucciati,
1 bicchiere e 1/2  di vino bianco,
5oogr. di passata di pomodoro,
30 gr. di olio extra vergine,
sale,
pepe,
3 foglie di alloro,
qualche ago di rosmarino,
una punta di peperoncino piccante.

La prima cosa da fare è tagliuzzare la carne in pezzetti piccolissimi, circa un cm di lato,
non è proprio agevole farlo, ma poiché la carne era ancora parzialmente congelata, il compito è stato più semplice.
Ho poi messo un tegame a fondo largo sul fuoco con l'olio,  i due spicchi di aglio non sbucciati e gli aghi di rosmarino,
e appena caldi ho aggiunto la carne tagliata 
che ho lasciato rosolare molto a lungo girando spesso,
una volta rosolato, "soffritto", ma veramente molto ( la carne deve prendere un bel colore bruno), ho sfumato con il vino bianco dopo aver aggiunto le foglie di alloro spezzate,- in questo caso, considerando il notevole quantitativo di vino aggiunto, più che sfumare, si procede ad una vera e propria semi-cottura fino alla completa evaporazione del vino stesso-
ho quindi aggiunto il peperoncino, sale, pepe e la passata di pomodoro, e ho lasciato insaporire 

 

a parte ho portato ad ebollizione 300gr di acqua che ho poi aggiunto alla preparazione per completare la cottura.


Quando la preparazione è apparsa ristretta al punto giusto ho impiattato



 e vi assicuro, con un bel bicchiere di vino rosso è una pietanza sontuosa riservata, però, a chi ama i sapori forti, decisi e antichi.





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TROVATO   IN UN MERCATINO DELLE  PULCI   IN CITTÀ                                                                                  










25 aprile 2012

"FRIARIELLI"




Sottotitolo : broccoli  sfritti


Siamo in aprile avanzato e girando per le campagne o, dall'auto, gettando lo sguardo a destra e a manca, si vedono enormi distese di fiorellini gialli.
Sono le coltivazioni di broccoli di rapa che nel loro momento migliore ( quando si raccolgono soltanto le tenere cimette) appaiono profondamente verdi, ma che, al primo sole 'spigano' aprendo i loro innumerevoli fiorellini che tingono i campi di giallo. 
Bel colpo d'occhio ma a quel punto non sono più buoni  da mangiare.
Invece questa mattina al mercato,  assolutamente fuori stagione, ho trovato i miei amati "friarielli", soltanto cimette verdi e tenere. Chissà da quale orto montano provenivano!
Ne ho immediatamente comperato un kg per farle come piace a me:
Direttamente cotte nell'olio e aglio e anche un po' di peperoncino piccante.

Le ho quindi scelte, togliendo qualche foglia ingiallita o poco tenera, e le ho poi ripetutamente sciacquate in acqua calda.
 Ho posto un tegame con  4 cucchiai di olio extra vergine di oliva, un generoso spicchio d'aglio schiacciato e una punta di peperoncino sul fuoco, e quando il tutto è stato ben caldo vi ho immerso i broccoli appena tirati su dall'ultima acqua di risciacquo.


Unico e caratteristico è il rumore di "sfrigolio arrabbiato" quando si cala la verdura bagnata nell'olio caldo e l'odore immediato di aglio che si leva fra i vapori - provare per credere -.

Poi ho aggiunto subito il sale e ho coperto il tegame.
La cottura di questa verdura è rapidissima, si rischia a volte di farla scuocere se non si vigila attentamente. 
Non appena il volume si è ridotto a meno della metà i "friarielli" devono essere girati per consentire una cottura uniforme e  si deve togliere il coperchio per facilitare l'evaporazione del liquido che la verdura stessa ha ceduto.
Questa è una cottura che va fatta a fuoco molto vivace e vedrete che i 'friarielli' conserveranno il loro accattivante colore verde e il loro sapore selvaggio.
Eccoli pronti da mangiare.
Ottimo contorno a carni o formaggi di ogni genere.
Ma io stasera li ho messi in un  cantuccio di pane privato della mollica che ho usato come coperchio di questo panino speciale.   
Non ho fatto la foto: ero troppo impegnata a godermelo!




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Paesaggio marino con passepartout









24 aprile 2012

CROSTATA DI SPINACI




Forse sarebbe meglio dire:  sfogliata di spinaci, visto che ho usato la pasta sfoglia,
ma, considerando la forma, va bene crostata.

La crostata che ho preparato, anche se noi siamo in due, è sufficiente per 4 persone.

Come ingredienti ho usato:
1 confezione di pasta sfoglia di 275 gr (se è di 250 gr va bene lo stesso) io l'ho trovata in offerta in un discount e considerando che era senza 'colesterolo' l'ho comprata senza indugi.

Ho cotto un kg di spinaci (vedere ricetta risotto agli spinaci) e li ho fatti scolare un po', ho messo 2 cucchiai di olio e uno spicchietto di aglio in padella e vi ho insaporito gli spinaci, poi, quando si sono asciugati per bene
ho aggiunto 200 gr di ricotta (se non c'è la fresca a disposizione si può usare anche quella in vaschetta a lunga conservazione), una spolverata di noce moscata una bella manciata di parmigiano grattugiato e per finire un uovo sbattuto, ho mescolato il tutto e quando mi è apparso bello composto ho considerato terminata la cottura.

           












A questo punto ho srotolato la pasta sfoglia e l'ho maggiormente appiattita con il mattarello infarinato, in modo tale da poter coprire la teglia (25 cm) e farne avanzare un poca per la decorazione. Nella teglia ho messo carta forno, bagnata e strizzata
sulla quale ho incrociato quella con la sfoglia stesa dove ho messo il ripieno-.

La carta forno che sporge dovrà essere  tagliata per evitare che si carbonizzi in cottura.

Sul ripieno livellato ho appoggiato le striscioline ricavate dalla sfoglia che  avevo fatto avanzare sulle quali ho ripiegato il bordo della sfoglia.
Ho infornato a 175° per 20 minuti portando la temperatura a 200° per gli ultimi 5 minuti.
 
 E questo è la crostata: bella e buona.

Per toglierla dalla teglia basta aspettare qualche minuto che si raffreddi e quindi
sollevarla aiutandosi con la carta che sporge e appoggiandola su un piatto da portata; la carta forno poi si sfila facilmente tirandola.



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ECCO LA PRIMAVERA





23 aprile 2012

BACCALÀ CON OLIVE




Oggi preparo il baccalà con il sughetto.
Il baccalà può avere il problema di essere troppo salato se non è stato ammollato abbastanza; di essere stopposo se non è stato seccato e conservato bene.
In questo periodo mi sono abituata ad acquistare, invece del filetto che sarebbe la parte migliore alta più di due centimetri, la così detta 'pancetta',
una parte meno pregiata, ma anche meno costosa, che difficilmente dà  problemi di sale o di stopposità.
Come si vede dalla foto taglio la pancetta in pezzi più piccoli, la lavo e cerco di togliere, strappandole, le lische.
Metto olio e aglio tagliato a fettine in una padella e, non appena soffritto vi aggiungo olive bianche e nere, prezzemolo e capperi sciacquati,
poi il pomodoro passato e lascio sobbollire.

Dopo pochi minuti vi adagio il baccalà e lascio cuocere per una decina di minuti,
rigiro i pezzi e dopo altri dieci minuti aggiungo ancora prezzemolo spezzettato e il piatto è pronto. Il sughetto si può lasciare più o meno denso a seconda delle preferenze.

 

Anche questo è pesce, e senza aggiungere sale, è un valido secondo salutare.






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NEVICATA A ROMA










21 aprile 2012

TAGLIATELLE AL RAGÙ VEGETALE





Oggi propongo una ricetta un po' più elaborata.
Ogni tanto si può fare; in effetti il PIU'  riguarda soltanto la pasta che viene fatta a mano.

Per due persone, per la pasta, servono due uova fresche, un pizzico di sale, io metto anche un cucchiaio di olio  e 200 gr di farina di grano duro.
impasto il tutto con energia fino ad ottenere una palla compatta ed omogenea. 
Con l'aiuto di un mattarello la stendo in una sfoglia ampia e sottile,
poi la infarino e la ripiego su se stessa come nella foto
sempre aiutandomi con la farina finisco di ripiegarla e la taglio a striscioline di 7, 8 mm di larghezza che poi allargo e dispongo in uno o più piatti per farla asciugare un poco.
Mentre la pasta asciuga preparo il condimento con gli ingredienti che si vedono di seguito,
tagliuzzo questo ben di Dio a pezzetti non più grandi di un cm. cubo
e li metto in padella con 5 cucchiai di olio.
All'inizio li tengo in padella col coperchio, ma dopo pochi minuti li lascio andare a fiamma vivace controllando con attenzione che non brucino, girandoli spesso.
Il ragù vegetale è pronto e quindi cuocio le tagliatelle in abbondante acqua bollente e salata.
La pentola deve essere bella grande e l'acqua abbondante perché la pasta fresca avendo i residui della farina usata per stenderla e tagliarla, tende a fare molta schiuma che può trasbordare dalla pentola.

Scolo e condisco la pasta facendola  ripassare nella padella del ragù vegetale,
aggiungo alla fine parmigiano grattugiato a striscioline





ed ecco il piatto pronto: squisito







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Il lavoro della quarta ora di lezione di disegno
infanzia                                  
maturità

20 aprile 2012

DENTICE CON PATATE




Ancora pesce, e che pesce! Anzi dovrei correggere il titolo perché i dentici erano due; comunque procediamo.

Per questa sera ho comprato due dentici monoporzione, poco più di 250 gr. ognuno.
'Li farò con le patate', ho pensato. Poi mi era passata la voglia perché avrei dovuto immaginare il modo di cuocere le patate che con il pesce stanno sempre bene: bollite, a purè o fritte.
E se invece le mettessi a cuocere in forno insieme al pesce?
Ero un po' perplessa  perché temevo che il sapore del pesce potesse alterare quello delle patate, ma poiché la cena riguardava due persone adulte senza fisime, ho deciso di rischiare.
Ho sbucciato 4 patate medie, ho pulito e squamato i pesci, ho preso una bella teglia tonda e l'ho unta,
vi ho sistemato i pesci e ho tagliato le patate a grossi spicchi.
Ho condito i dentici con aglio sale e prezzemolo, una spolveratina di pepe macinato al momento e poco olio nel ventre e anche sul dorso; le patate le ho condite con uno spicchio di aglio intero in camicia, un po' di odori secchi sbriciolati (rosmarino e origano) , sale, pepe e olio, le ho rigirate con un cucchiaio e le ho sistemate intorno ai pesci...
...come è ancora argentea e luminosa la pelle del pesce.
Ho quindi infilato nel forno a 220° per 30 minuti, e subito, ma dico subito ho impiattato perché soltanto così il pesce conserva tutta la sua fragranza e succosità...
e le patate la loro croccantezza. Buon appetito anche a chi legge e vede.
   
Assicuro che il pesce aveva il suo ottimo sapore  e le patate non avevano assolutamente preso il gusto del pesce che, se di rimando, può non essere gradevole (credo di essermi spiegata).





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 DELICATO OMAGGIO FLOREALE